Moglie e marito al servizio del Padrone (parte 4) - Il pensiero della marchiatura

Scritto da , il 2021-07-06, genere dominazione

ENRICO e LIA ***

Ormai il dominio di Enrico e Lia sulla giovane coppia durava da qualche anno.
Era iniziato quando i due sposi, Andrea e Marta, loro schiavi, avevano circa 25 anni.
Col tempo non avevano perso la fresca bellezza.
Gli anni trascorsi nel farsi servire e nell’usarli, avevano consolidato sempre più il loro rapporto, consentendo una sempre maggiore conoscenza, necessaria per trarre il maggior godimento da situazioni simili.
Enrico e Lia avevano deciso di marchiarli, così come accade con gli animali di proprietà, dei quali si può disporre a piacimento ma, soprattutto, che appartengono completamente.
La marchiatura era cosa molto seria. Non era solo il piacere del gesto, ma doveva rappresentare ciò che loro erano rispettivamente.
Non avrebbero avuto interesse nel marchio se non avessero avuto la certezza del totale possesso di quei due giovani, sempre più loro schiavi, da considerare come oggetti di proprietà.
Volevano sottoporli ad uso intenso al fine di accertarsi del loro effettivo stato di sottomissione.
Si erano quindi messi in gioco ma, se il risultato fosse stato quello sperato, avrebbero percorso altri gradini verso un dominio sempre più forte.
Dopo l’episodio di quella giornata, avevano in mente una vacanza su uno yacht, solo loro quattro, prolungata per molti giorni.
L’ambiente ristretto mette a dura prova i rapporti umani.
Sino ad allora le loro frequentazioni avevano la durata di due, massimo tre giorni (quest’ultimo caso raramente). Accadeva l’utilizzo per un giorno o anche solo per qualche ora, a totale discrezionalità dei Padroni.
A volte il Padrone chiamava la schiava per farsi leccare, la scopava e poi la mandava via.
Lo stesso anche per la Padrona, Lia.
Lei, a volte, li chiamava anche per i lavori domestici. Così, mentre Marta puliva i pavimenti a quattro zampe, Andrea restava inginocchiato tra le sue gambe a leccarla. Ogni tanto, frustino in mano, andava a controllare il lavoro della schiava che, appena la vedeva arrivare, si prostrava in attesa del suo giudizio, leccandole i piedi quando le era vicina.
Negli anni di frequentazione erano stati schiavizzati molto ma i Padroni volevano sottometterli ancor di più, fino a ridurli a semplici oggetti o cani di casa.
La vacanza sullo yacht sarebbe invece durata molti giorni e, se il periodo prolungato di totale schiavitù fosse stato “superato”, avrebbero avuto la conferma che i due giovani erano pronti per la marchiatura. Ovviamente loro non sapevano nulla e sarebbero stati posti di fronte alla situazione.
Ogni rapporto deve evolvere, in una direzione o nell’altra.
Il particolare rapporto di dominio lascia la scelta della direzione ai Padroni, con il dovere, per questi, di studiare le reazioni dei sottomessi ed agire di conseguenza.
Li vedevano molto sottomessi e servili.
Specularmente, nella coppia di schiavi, era stata notata questa diversa attività dei Padroni, sempre più esigenti e con chiamate più frequenti per gli usi diversi.
Avevano apprezzato questo incremento qualitativo e si sentivano sempre più coinvolti in quel rapporto di sottomissione che era andato sempre in crescendo.
I Padroni erano cambiati e loro percepivano che erano visti sempre più solo come schiavi, e questo li eccitava.
D’altro canto loro cercavano la sottomissione.
Quando arrivavano le chiamate erano sempre eccitati e desiderosi di servire e di cedere il proprio corpo e sé stessi alle esigenze dei loro Padroni, stare ai loro piedi, essere usati e, soprattutto, saperli soddisfatti del loro servizio, che veniva dato ormai per scontato e dovuto.
La situazione li eccitava e si resero conto che facevano l’amore più spesso.
Il Padrone si godette il sigaro ignorando la schiava alla quale, ogni tanto, gettava uno sguardo per apprezzarne la bellezza e la compostezza nella postura, sempre immobile nella sua funzione di posacenere umano.
Anche la Padrona ogni tanto usava gli schiavi come posaceneri. Mentre Enrico prediligeva Marta, per Lia era indifferente. Lei, anche se raramente, fumava sigarette e non disdegnava l’uso della bocca per farvi cadere la cenere.
I primi tempi la schiava non riusciva a trattenere smorfie di disgusto, ma la situazione era stata risolta con buone dosi di frustino.
Così, mentre la Padrona era in giardino, sul grande dondolo, seduta sul petto, o sul viso, dello schiavo, le bastava un gesto per avere Marta inginocchiata al suo fianco con la testa reclinata e la bocca aperta.
Magari provava ancora disgusto, ma riusciva a non far trasparire nulla durante l’utilizzo quale posacenere umano.
Altre volte Lia, sempre sul dondolo, si sedeva sul petto o sul ventre di Andrea e usava la stessa bocca dello schiavo per farvi cadere la cenere mentre sua moglie le leccava i piedi o la serviva diversamente.
Lo schiavo amaca soffriva sempre più ed il lamento, inizialmente sommesso, divenne sempre più marcato.
Più passava il tempo e meno riusciva a sopportare.
Il lamento divenne costante e a momenti anche a voce più alta, pur senza mai sconfinare in eccessi di volume che, sapeva, non erano graditi dai Padroni.
Il controllo dei Dominanti era quindi sempre più totale in quanto non solo avevano il potere di infliggere il dolore, ma anche controllavano la possibilità degli schiavi di esternare la quantità subita, costringendoli ad un ulteriore controllo di sé stessi in funzione del servizio che devono rendere.


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