Assunta da giovane neolaureata a troia dell’amministratore delegato

Scritto da , il 2021-07-13, genere dominazione

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Assunta è una bella ragazza della provincia napoletana con il tipico fisico delle belle ragazze del sud: alta 1,65, mora, capelli lunghi lisci, occhi marroni, una terza misura di mammelle, una seconda taglia come mutandine, ma il suo punto forte è soprattutto il culo.

È fidanzata da sempre con un compagno di classe delle medie di cui è profondamente innamorata, anche se non ha il suo stesso livello intellettuale e culturale e a detta di molti non è l’uomo adatto a una ragazza con le sue potenzialità.

Appena laureata Assunta fece uno stage a Londra presso una nota multinazionale delle telecomunicazioni e qui capisce che lavorare nel luogo dove è nata e dove a breve dovrà ritornare non fa per lei.

Tornata in Italia decide di mandare svariati curriculum ad altrettante aziende che avevano profili che in lei suscitavano interesse. Furono quattro o cinque quelle che le proposero un colloquio. Decise di partecipare a tutti, perché ogni possibilità doveva essere esplorata.

Più tardi si sarebbe resa conto che il primo colloquio sarebbe diventato in futuro il più importante, anche se all’epoca pensava di avere incontrato solo un grande porco.

Assunta infatti rifiutò quel posto di lavoro per la sua riluttanza a offrire una certa disponibilità al suo potenziale datore di lavoro. Il colloquio iniziò con domande molto professionali, mentre l’uomo le guardava le tette e la faceva alzare in continuazione con delle scuse banali per guardarle meglio sia le tette che il culo. Indossava un vestito a mezza coscia, ma molto aderente.

A un certo punto l’uomo si indirizzò verso una lavagnetta dove scrisse un problema finanziario che Assunta avrebbe dovuto risolvere. Questo era estremamente complesso e non sapeva che pesci pigliare finché l’uomo le chiese se il problema era troppo complicato per lei e nel dirlo le mise le mani sulle spalle scendendo fino alle braccia scoperte dicendole con un mezzo sorrisetto che avrebbe potuto aiutarla, se avesse voluto.

Faceva complimenti sul fisico di Assunta chiedendole se andasse in palestra, se era fidanzata, se il fidanzato era alla sua altezza. Poi provò senza insistere a muovere verso il basso la cerniera del vestitino e lo sentì appoggiare il cazzo al suo corpo. A questo punto Assunta si scostò e lui le disse che le avrebbe fatto sapere se il colloquio era andato positivamente.

Effettivamente qualche giorno dopo Assunta ricevette una mail da parte di questa azienda, ma preferì andare a lavorare per un’altra azienda che almeno aveva la caratteristica di non avere u titolare che cercava di metterle le mani adosso.

Assunta si trasferì quindi a Milano, seguita dopo poco tempo anche dal fidanzato che riuscì anche lui a trovare un lavoro a Milano anche se quello molto più umile di impiegato amministrativo presso una società di trasporti.

Dopo un po’ di tempo in cui l’esperienza maturata le diede la convinzione di essere piuttosto forte nel suo campo decise di aprire la partita iva come consulente finanziaria aziendale ed esperta di pubbliche relazioni.

Dopo due anni, i settori in cui Assunta aveva le sue consulenze andarono in crisi e non riusciva a trovare lavoro. L’unica soluzione era l’azienda del porco con cui aveva fatto il primo colloquio che nel frattempo era cresciuta e con diverse possibilità nel suo ambito.

Assunta decise quindi di mettere da parte il suo orgoglio, la sua dignità, il suo amor proprio e di scrivere a quell’uomo che aveva tanto detestato.

Fu molto gentile con lui, gli chiese se fosse interessato nuovamente i a valutare il suo profilo dicendogli che questa volta sarebbe stata più gentile e meno scontrosa avendo acquisito parecchia esperienza.

Lui le diede appuntamento per un colloquio dicendole di mettere lo stesso vestito dell’altra volta e poi le disse di mettere lo smalto fucsia sarebbe stato il segnale della sua disponibilità.

Assunta si presentò puntuale con quel vestito e lo smalto fucsia.

Aperta la porta vide che l’ufficio non era cambiato, lui le fece il sorriso del leone che sta per agguantare la preda.

Non la fece sedere e dovette rimanere in piedi. Assunta era rossa dalla vergogna, si vergognava tremendamente.

Lui le chiese informazioni sui motivi per i quali dopo tutto questo tempo avesse voluto tornare da lui. Lei rispose che si trovava in una situazione critica, non sapeva come uscirne fuori e dato che anche il suo compagno era venuto su sarebbe stata una umiliazione troppo grande tornare giù.. Lui disse che avrebbe visto se questo fosse stato possibile, intanto la indirizzò verso la lavagnetta dell’altra volta dicendole che voleva vedere se questa volta fosse stata in grado di risolvere il problema.

Assunta finse di non essere in grado e l’uomo si avvicinò chiedendole se voleva aiuto, lei rispose di si dicendogli che oggi era confusa.

Si avvicinò e le disse che senza la soluzione a quel problema non avrebbero potuto collaborare. Mentre lo diceva sentì le mani sulla cerniera del vestito che scendeva, Assunta era rossa in volto, ma lo lasciava fare.

Lui disse che adesso avrebbe cercato di darle una mano. Mentre lo diceva continuava a scendere con la cerniera fino a quando tolse il vestito ad Assunta e le disse che aveva proprio due belle mutandine brasiliane di colore rosa.

Poi mise le mani sulle sue tette e le diede un grosso indizio per risolvere il problema, con Assunta che cominciò a scrivere la soluzione. Lui sorridendo le disse che finalmente aveva capitò il concetto di disponibilità.

Le mise le mani sul culo e alla fine disse che era quasi sufficiente per passare il colloquio, ma adesso doveva inginocchiarsi.

Assunta era un po’ indecisa sul da farsi, finché l’uomo le chiese se stesse pensando al suo fidanzato e le fece notare che non doveva certamente sapere quello che faceva per la carriera, poi le disse che sapeva quello che doveva fare.

Assunta si avvicinò con la bocca al cazzo dell’uomo, mentre lui le diceva che la voleva devota, che la voleva schiava, che era fatta per questo lavoro e poi incominciò ad insultarla. Ad un certo punto prese il mento di Assunta affinchè stesse ferma e ingoiasse tutta la sua sborra.

L’uomo le disse che era una cagna, che era una troia, una troia per la carriera. Assunta profondamente umiliate non ebbe il coraggio di controbattere a queste affermazioni che la ferivano profondamente, ma che sapeva corrispondessero a verità.

Le impose di non pulirsi e che doveva rispondere alle sue domande e le chiese se era disponibile a diventare la sua cagna. Assunta rispose di si con l’uomo che disse che non si sarebbe accontentato della sua bocca, ma voleva anche la sua figa e il suo culo che avrebbero dovuto essere sempre a sua disposizione per lui, per i suoi amici e per i clienti.

La lasciò andare ordinandole di non pulirsi la bocca dalla sua sborra, andare fuori dall’ufficio in quelle condizioni e tornare il giorno dopo.

Uscendo da quell’ufficio Assunta vide tutto il film della sua vita e del come dalla brava ragazza che era si era trasformata in una troia, in una troia per la carriera, ma in fondo la differenza con una banale prostituta stradale era inesistente, se non nell’utilità guadagnata.

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