Ricordi di militare.

Scritto da , il 2019-12-21, genere etero

Era la mia prima libera uscita da soldato e fortunatamente avevo l'auto, perciò potevo lasciare la isolatissima caserma per raggiungere il primo paese e mangiare alla trattoria molto bene e con pochi soldi. Giravo con una Citroen Mehari, la fuoristrada di plastica ma quella sera la benzina fini senza che me ne accorgessi ed allora chiesi un passaggio ad un camionista che gentilmente mi portò ad un distributore mi riportò poi dove stava l'auto ed allora potei riempire il serbatoio per continuare poi il mio viaggio verso la trattoria. Intento a rimettere a posto la tanica vuota, fui affiancato da un'auto guidata da una signora sulla cinquantina ma messa molto bene che mi chiese se ero io quello dell'inserzione. Rimasi per un attimo stupito poi mi ripresi e risposi subito di sì, anche se in realtà non avevo fatto annunci scritti. Mi fece salire sulla sua auto e rapidamente arrivammo ad una villa antica, bellissima. Nel tragitto avevamo scambiato nomi ed interessi sessuali comuni, così, giunti a destinazione, aprì il portone e mi fece accomodare subito in camera da letto, dove mi spogliò e poi lo fece anche lei, dedicandosi poi a succhiarmi il cazzo già in erezione. Mi fece poi stendere sul letto e venne sopra a me mettendosi a cavallo sul cazzo già tosto il giusto e mi cavalcò fino a farmi venire sborrando da imbrattarle le cosce. Poi andò ad aprire un mobiletto dove prese due bicchieri ed una bottiglia di Whisky e m'offrì da bere, dopo prese dalla borsa duecento euro che mi mise in mano dicendomi di farle il culo prima di concludere la serata. Mi passò della vasellina e ne prese un poco per passarsela sull'ano ed io lubrificai il cazzo già di nuovo eretto. La penetrai lentamente e quando fui tutto dentro di lei, mi chiese di possederla con foga, sia pure se mi avesse poi sentito urlare dal dolore ma comunque voleva soffrire il giusto per poi godere alla conclusione. Le diedi dei colpi che sfondarono l'ano dolorosamente per lei ma gustosamente per me che sentivo il buchetto stringersi sul tronco del cazzo. Pompai fino a sborrare tutto dentro di lei, dopo le dissi di ripulirmi il cazzo con la sua lingua e lo fece in silenzio guardandomi con espressione sottomessa. Ci rivestimmo entrambi e mi riportò alla mia auto. Per due settimane le serate furono sempre così ma una sera che come sempre stavo andando da lei, dovetti chiamarla che la mia auto era fuori uso col motore fuso. Mi venne incontro e mi chiese se valeva la pena di ripararla ma le dissi di no, allora mi fece salire sulla sua, una Mercedes cappottabile, ed andò dritta ad un concessionario di auto usate. Lì conosceva la proprietaria, sua amica ed anche lei collezionista di giovani stalloni come me. Le disse che io avrei potuto pagarle l'auto con prestazioni sessuali e lei, Marta, mi fece acquistare una bellissima Alfa Romeo Giulia a prezzo veramente ottimo. Aproposito, io mi chiamo Franco e la mia "amica del cazzo" Sabrina. Quindi il giorno dopo con Sabrina andammo a ritirare la mia nuova auto e lì Sabrina fu molto generosa con me e pagò in una volta sola l'Alfa, chiarendomi che avrebbe avuto in cambio le mie prestazioni sessuali gratuite. Chiaramente accettai ma dovetti prestare le mie attenzioni sessuali anche a Marta che però avrebbe retribuito bene. Insomma: avevo una gran bella auto regalatami da una bella signora che mi scopavo beatamente, poi me ne scopavo anche un'altra che mi ci pagava e bene. Che potevo ancora chiedere alla vita? Le giornate proseguivano sempre felicemente ma, come ogni cosa, anche lì ci fu un inizio ma anche una fine: Sabrina un giorno si schiantò con la sua Mercedes contro un cavalcavia e, dopo una settimana di Ospedale vissuta in stato comatoso, la sua vita finì. Fu un duro colpo per me perchè tra me e lei non c'era più solo sesso ma anche qualcosa di più profondo sentimentalmente parlando. Continuavo a scoparmi Marta, raggiungendola a casa sua dopo la cena che consumavo alla trattoria dove proprio in quei giorni fu assunta una nuova cameriera giovanissima, bellissima, "bonissima" e che poi mi dava certe occhiate quando passava vicino al mio tavolo! Lei si chiamava Irene

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