Con la zia (2) - al parco

Scritto da , il 2021-02-05, genere incesti


In risposta al video che le avevo mandato della mia sega fatta sulle sue foto, da mia zia Roberta mi arrivò solamente la foto di un vibratore tutto bagnato con lo sfondo di un bagno, hai capito la zietta… non ha resistito e ha dovuto penetrarsi col quel dildone…
Nei giorni successivi non riuscivo a pensare ad altro, mi tornavano in mente le sue gambe, il suo ditalino fatto nel bagno dei nonni, il suo vibratore… non ce la facevo più, dovevo incontrarla, così le chiesi quando avremmo potuto vederci.
Lei mi rispose che quel pomeriggio non potevo andare a casa sua perché c’era mia cugina e che sarebbe andata a correre al parco, io non mi lasciai scappare l’occasione e mi offrii di farle compagnia durante la corsa.
Ci trovammo direttamente là, quando arrivai in bicicletta mia zia stava già facendo stretching sfruttando gli attrezzi che c’erano all’ingresso del parco, attorno a lei si era formato un gruppetto di spettatori che fingendo di scaldare i muscoli non le staccava gli occhi di dosso, d’altronde come dargli torto, lo spettacolo meritava: aveva un completino attillato da running a due pezzi che evidenziava le sue forme toniche e per essere più pratica si era raccolta i capelli con una coda di cavallo, una delle mie pettinature preferite.
Mi avvicinai per salutarla e quando mi diede un bacio sulla guancia sentirla accaldata mi fece ribollire gli ormoni, la esortai a partire subito a correre sennò pensai che le sarei saltato addosso, tanto io ero già in temperatura, non solo per essere arrivato in bici.
Lo sguardo degli altri uomini lì vicini mostrava stupore per la nostra differenza di età e invidia per non poter stare insieme ad una donna così porca da farsela con un toy-boy.
Partimmo affiancati e così quando mi voltavo verso di lei per scambiare qualche battuta potevo vedere il profilo delle sue tette che andavano su e giù, non le ha grossissime ma il loro movimento era comunque ipnotico.
Io non ero molto allenato e dopo un po’ cominciai ad arrancare e lei mi precedette, da dietro potevo ammirare le sue belle chiappe sode che ballavano dentro il tessuto e le sue gambe muscolose che la facevano scattare in avanti come una gazzella; si girò correndo all’indietro per stimolarmi ad aumentare l’andatura, mi beccò a fissarle i polpacci e mi sorrise.
- Dai più veloce sennò facciamo notte, non distrarti a guardarmi le gambe! –
- È una parola… sia per l'aumentare la velocità sia per il non guardarti: non ho molto fiato e sei troppo bona… -
- Facciamo così, immagina che io sia una carota e tu un cavallo, non ti basta come stimolo per starmi dietro? – ammiccò facendomi l’occhiolino.
- Non funziona, siamo invertiti: con quella coda la cavalla sei tu e la carota ce l’ho io in mezzo alle gambe! –
Ci mettemmo a ridere così forte che dovemmo fermarci per prendere fiato, mia zia dopo essersi assicurata che non ci fosse nessuno nei dintorni mi si avvicinò e mi diede un bacio in bocca, palpandomi il pacco con entrambe le mani.
- Eh sì, hai proprio una bella carotona qua sotto… e io mi sento una cavalla in calore –
Eravamo entrambi sudati e quel contatto mi sembrava ancora più animalesco, cominciai a strizzarle il culo e a tenerla stretta a me mentre ci scambiavamo la saliva con la lingua.
- Meglio se ci spostiamo che possono vederci, andiamo dietro quei cespugli… - mi esortò Roberta.
Non facemmo in tempo a buttarci per terra nascosti nel boschetto che mi tirò giù i pantaloncini e si fiondò sul mio cazzo ormai in tiro, lo prese in bocca con un’avidità che non avrebbe neanche una pornostar dopo sei mesi di inattività per il Covid e cominciò a spompinarmi in modo paradisiaco.
Io intanto le palpavo il magnifico culo visto che era a carponi al mio fianco e dopo averle tirato giù i leggins cominciai a masturbarle la figa fradicia.
Non seppi resistere e me la portai sopra rovesciata per iniziare un 69, mentre lappavo la patata di mia zia lei deliziava il mio cazzo con la lingua e le labbra ben strette attorno alla mia cappella, poi provò ad infilarselo in gola ma dovette desistere, almeno al primo tentativo.
- Che grosso che ce l’hai, fa fatica a scendermi in gola… -
- Dai riprova che ce la puoi fare… -
Sentendosi sfidata, non se lo fece ripetere due volte e al secondo tentativo con fatica riuscì ad appoggiare le sue labbra al mio inguine, io al limite del godimento le tenni ferma la testa in quella posizione per qualche secondo, poi sentendo che aveva bisogno d’aria la lasciai tornare su e mi gustai la sua faccia stravolta quando si girò per fingere di rimproverarmi.
Il suo viso serio durò pochissimo perché mi nascosi sotto la sua figa e ricominciai a leccarla, lei riprese subito a manifestare espressioni di estremo piacere, la sua patata ormai era un fiume in piena e anche i suoi capezzoli erano grandi come due mignoli, mancava poco al suo orgasmo e quindi mi diedi da fare per portarla a godere.
Quando cominciò a tremare mi schiacciò la figa sulla faccia, si stava vendicando del soffocone di prima, ma io non mi fermai e continuai a strofinare le mie labbra sul suo clitoride, in apnea.
Terminato il suo piacere, riprese subito il pompino ad un ritmo che dimostrava che non vedeva l’ora di sentirmi sborrare nella sua bocca, io strinsi forte con entrambe le mani i suoi bellissimi polpaccioni che erano ai miei lati come fossero il manubrio di una moto che mi stava portando verso l’orgasmo, e così poco dopo cominciai a godere intensamente, gli schizzi che si infrangevano sul suo palato venivano subito spinti con la sua lingua giù in gola, tranne gli ultimi che li tenne in bocca per gustarsi la mia sborra, si girò e scendendo a baciarmi condivise il sapore del mio sperma.
Ci ricomponemmo e, dopo aver atteso che non ci fosse nessuno nei paraggi, tornammo sul percorso da running, stanchi ma appagati, lei con la coda di cavallo tutta strattonata dietro la nuca, io con la carota ormai moscia dentro i pantaloncini.



continua…


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