Paolo Cap II Scouts seconda parte

Scritto da , il 2019-12-24, genere prime esperienze

Cap II Scouts seconda parte

Era passata poco più di una settimana di quel ritiro spirituale, nel quale il nostro aveva iniziato, dopo i sensi di colpa, a scoprire e conoscere il proprio fisico e tramite quel libro aveva compreso che le reazioni del suo corpo in alcuni momenti erano normali, … naturali. Desiderava ora proseguire sul percorso che il suo confessore gli aveva aperto e con il quale si trovava a proprio agio avendolo incoraggiato ad aprirsi, a scoprirsi, … a essere sé stesso; per cui, dopo due giorni con la scusa di restituire il testo, bussò alla porta, dietro la quale sapeva trovarsi il suo precettore e maestro iniziatore. Sperava di proseguire, … di vedere, … di mirare l’oggetto del manuale e delle foto là rinchiuse, … di cimentarsi a stringere quello del suo direttore, don Roberto, … delle reazioni alle sue coccole, … di captarne i profumi e di conoscerne i sapori. Ora, essendo informato, non si sarebbe imbarazzato, … e né avrebbe provato pudore, poiché era cosa buona e utile mostrarsi e controllare.
“Avanti.”
“Buongiorno Don, …”
“Ohhhhhhhhh, … ma … hai avuto altre …”
“No. … Le ho riportato il libro, … eeeeeee …”
“Che vuoi dirmi, Paolo?”
“Eeeeee … che mi piacerebbe …”
“Ti piacerebbe, che cosa? Dimmi ragazzo mio!”
“Riprendere da dove ci siamo fermati. È stato bellissimo, ma vorrei che Lei mi …”
“Chiudi e vieni a sederti. Ho poco tempo ora, ma se tu vuoi proseguire nel percorso iniziato e fare, … eseguire, … abbracciare e approvare quello che hai letto e visto nel libro, … inoltrarti sulla strada intrapresa senza timore, … posso nel primo pomeriggio. Riferisci al tuo assistente che non andrai in marcia per un malessere che ti ha preso; poi, comunque glielo dirò anch’io.”
“Ohhhhhhh, … grazie Direttore; ora sono il ragazzo più felice del mondo.”
Nella tarda mattinata presso quell’ufficio entrò anche l’assistente del ragazzino per essere messo al corrente della richiesta e per trovare un motivo condiviso all’assenza di Paolo dal gruppo per l’escursione di due giorni e due notti verso il Dufour. I ragazzi avevano un’età che permetteva loro camminate lunghe, anche in notturna. Sapevano stare in cordata e per loro erano momenti indimenticabili, ma il nostro aveva scelto la prosecuzione dell’esperienza che tanto lo aveva preso e affascinato. Al coadiutore don Roberto assicurò che lo avrebbe fatto partecipe se il ragazzino avesse manifestato l’intenzione di perdere la verginità completando il percorso di iniziazione sodomitica.
… e così nel primo pomeriggio, mentre i suoi compagni prendevano la strada verso la montagna che gli avrebbe visti nel tardo pomeriggio del giorno successivo in vetta, lui, impaziente ed in ansia, attendeva che don Roberto lo invitasse per confessarlo, o meglio per …
“Paolo, … finalmente sono riuscito a trovarti! Ti cercavo.”
“Mi scusi, Direttore, accompagnavo con la vista i miei compagni partiti per la scampagnata, a cui dovevo partecipare anch’io, ma su suo suggerimento e per essere più tranquilli ho preferito rimanere con Lei. L’assistente mi ha incoraggiato ad insistere nel percorso intrapreso.”
“Lo so, comunque in questa grande casa, ora, siamo soli; poiché al personale di servizio è stato dato un giorno di riposo. Ritornerà domani. Per i tuoi bisogni non preoccuparti: provviste ce ne sono a sufficienza e non ci mancherà il riscaldamento.”
“Potrò vederlo, osservarlo, fare con lui quello che le immagini del libro rivelano, illustrano? … conoscerlo, … sentirlo, … spiegandomi anche perché oggi viene considerato turpe, … errato quello che le immagini e dei testi del libro mi hanno fatto conoscere, … se è terribilmente bello essere tastati, palpati?”
Trasudavano d’ ansia e di struggimento. Osservavano entrambi la montagna e ridendo si studiavano, pensando chi una cosa e chi un’altra; ma entrambi erano coscienti che in quelle ore avrebbero scalato rocce diverse, conquistando una vetta o una meta molto diversa da quella dei collaboratori e degli altri ragazzi.
“Sei pronto? … e, se sì, sei disposto ad accettarlo anche dentro di te? – e scompigliando, arruffando i capelli al ragazzino, spettinandolo lo fissava intensamente. - Bramo vederti, tastarti, odorarti, conoscerti. Ohhh, … il tuo corpo contorcersi, contrarsi, piegarsi, ondulare, tendersi in preda alla tua prima estasi. … Vedo il mio, ingrossato, turgido, fiero e soddisfatto dentro di te, che tendendosi e gonfiandosi ulteriormente spruzzerà e dipingerà sulle pareti del tuo retto una straordinaria opera informale; ma prima vorrà far assaggiare alle tue papille gustative il suo sapore e al tuo odorato il suo profumo. Andiamo, novello Antinoo, a conoscerci per unire i nostri corpi. Fremo, … spasimo, … ti desidero e voglio vederti. Entrambi osserveremo un paesaggio diverso, caldo, che vibra e palpita, che effonde e sparge profumi noti solo a chi ama.
Ti guiderò, … ti erudirò … ti chiarirò immagini, il passato e il presente del pensiero contemporaneo su quello che hai visto e letto
Questo letto sarà l’altare delle poche ore che vivremo, passeremo assieme. Officeremo assieme una messa diversa ed io berrò il tuo vino e tu il mio e poi coglierò, … la mia ape felice entrerà nel caldo, tremolante fiore per raccogliere il tuo polline.”
“Ohhhhhhhhhhhh, … Roberto! … Sì, … prendimi e dammi il tuo vino. Scaldami e fammi fremere. Ti voglio.” … Si fidava e gettate le sue braccia al collo dell’adulto, con gli occhi nell’altro, offerse le sue labbra per ricevere ora, cosciente, il suo primo bacio. Le mani di entrambi, conoscendo la parte della performance a loro riservata, prima si misero a correre per muoversi, cingere, stringere e poi, attratte dal caldo, per slegare i lacci e sfilare gli indumenti che impedivano ai corpi di unirsi, legarsi, possedersi.
Ridevano gioendo nell’osservarsi con le mani sui glutei dell’altro per capirsi e penetrarsi prima con l’animo e poi … “Sì, … sì, … sì, sì.”
“Guardalo, … desidera uscire dalla sua coltre di lana. Dalla sua piccola fessura inizia a far capolino il suo vivido, brillante, trasparente -Sì-. Guardalo, … miralo nel suo impegno di ergersi, … di rizzarsi, … sollevarsi dal letto di peli che lo circonda.”
“Quanta peluria hai su tutto il corpo, … quanto grande e corpulento, diverso dal mio corto e contenuto! … lui ora oscilla e danza, … sparge filamenti trasparenti, … la sua apertura è fatta di due piccole labbra da cui sgorga una scia luminosa. È … stupendo, … meraviglioso, … bellissimo. Ora capisco il perché dei baci a lui riservati. Sono sbigottito, allibito dal suo muoversi, … dal suo oscillare e dal desiderio che esprime.”
Il giovane virgulto protese una mano sotto quelle palle. Le soppesò un attimo in ammirazione della loro grandezza. Poi iniziò a massaggiarle, ruotandole delicatamente come la fantasia gli insegnava; … avvicinò il volto in venerazione al tempietto. Era luminoso e limpido, al punto che gli sembrò che riflettesse la luce del sole. Estrasse la lingua e prese a leccargli il membro dalla base su fino alla cima. L’asta era umida anche per la bava che colava copiosa.
“Ohhhhhhhhhh, … Roberto! … Lo voglio. Dopo mi renderai edotto su alcuni -perché-; ma ora …”
“Sì, … lo avrai. È circondato da una folta coltre di peli, che si estende dal petto ai piedi. Questo è dato dal motivo che l’attenzione di chi lo osserva non deve essere distratta, stornata da altro. È lui il re, il principe a cui uno deve riverenza, affetto, obbedienza. Lo coccolerai con le labbra, la lingua, con il viso e gli occhi, … con tutto te stesso. Dovrai amarlo, … bramarlo e versare su di lui le tue lacrime per fargli comprendere che lo vuoi dentro di te. … e lui, allora, si gonfierà, … sì ingrandirà, … diventando un grande ferro rovente adatto a sciogliere la tua muscolatura, … a penetrarla.
Ora girati … lui vuole dare al tuo fiore l’omaggio del miele a lui riservato. Bravissimo. … Appena gli hai mostrato, fatto vedere il culetto, … ha avuto un sussulto … facendo arrossire, intumidire ancora di più la sua testa, … la sua capocchia, … che per te sarà una lama, … un aratro, un vomere, un perticale. … e ora, mio carissimo Paolo, lui depositerà e farà conoscere e assaggiare alla tua fremente, calda apertura, il suo miele, cospargendolo anche sulle aiuole tra cui si cela.
Bruci ragazzo … e lui capta il tuo desiderio di aprirti, … di darti, … Ti accorgi di come guizza e passa tra i due ordinati, curati, meravigliosi verzieri? Lui gioisce e te lo segnala umettando, lisciando e incensando con bacini la custodia dei tuoi testicoli.
Girati nuovamente, bambino mio! Inginocchiati e veneralo con il volto, … gli occhi, ... i capelli. Detergilo con le guance; odoralo con l’olfatto e poi limalo con la lingua dalla base alla punta e poi ritorna sotto. Ghermiscigli la guazza che abbondante … ora abbandona, perché tu possa gustarla, impregnando papille, gola e dentatura. Custodiscilo tra palato e lingua e aspiralo oltre la soglia dell’esofago con il deglutire. Induci la lingua a leccarlo come fosse un gelato.
Ecco, … stai andando oltre la mia più rosea aspettativa. Lui ti sta ringraziando inturgidendosi e allungandosi ancora di più. Lo fa per te, … perché brama di entrare nel calice che prima gli hai presentato e offerto.
Lasciati guardare interamente, … sei totalmente implume, liscio, vellutato … In uno come te, non ci si deve focalizzare su particolari, poiché lui ama esaminare e conoscere tutta la persona.
La tua fragranza non ha pari. Ecciti e inciti a prenderti.
Andiamo, mio tesoro, sull’altare a celebrare la prima parte del rito domenicale, nella quale entrambi conosceremo e sorbiremo i nostri preziosi, … inestimabili vini.
Vieni, … consegna il tuo sederino alle mie braccia, affinché io possa ingabbiare e rinchiudere nella mia bocca il tuo uccellino per farlo cantare, … gorgheggiare, … cinguettare. … e tu riprendi da dove l’hai quasi sfinito prima e cerca, per farlo squillare in modo migliore, di inserire un tuo dito nel mio calice, muovendolo in su e giù. Lui apprezzerà, donandoti uno spartito con acuti lunghi e inimmaginabili.”
“Ohhhhhhhh, … Roby! Sono … sto …”
“… ma vedo, … sento che per averlo osservato, … ispezionato, … serrato tra le mani, … lambito con la lingua e odorato con il naso, hai stremato, … illanguidito il tuo, tanto che ora mi stai versando nella cavità gustativa la tua bianca, calda bevanda, prelibatezza sublime, riservata a pochi eletti.”
“Noooooooooo, … ancora, … ohhhhhhhhhhhnfff, … ssiiiiiiiiiii, …sìììììììììì!”
“Ti stai inarcando, … contorcendo, … tendendo come un arco, … e nella mia bocca indirizzi i succhi che ti sto estirpando, … ho il sapore del tuo nettare e me ne dai ancora, … ti voglio prosciugare per sfinirti e tu, ormai spossato e illanguidito, non fai più resistenza, … non ti opponi più al mio istinto di aspirarti il cuore, … la vita. Hai desistito a proseguire sul mio per guardarmi esterrefatto, … sconvolto. I tuoi occhi mi dicono -sì … ti amo-. Non ricordi se il letto su cui posi sia un altare o altro. Ripòsati, … ritempràti, … non avertene se mio fratello piange perché l’hai abbandonato. Lui deve capire, … comprendere che è la tua prima prova, … che sei un piccolo boy, … ma stagli vicino, in modo che il suo profumo risvegli in te il desiderio di farlo gioire, vibrare, sussultare per darti alle labbra quello che ha custodito e riservato per te.
Ecco sta umettandoti le gote, … ti cerca le labbra, … per ungertele di stille filamentose, … Ti stai riprendendo e lo osservi curioso, … gli allunghi una moina, … oh, finalmente apri le labbra per incontrarlo, … per riceverlo, … per portarlo al caldo tepore della tua bocca, … e muovi la lingua e lui riprende vigore, … diviene ferro arroventato, … riguadagna la forza per espellere i succhi dei testicoli sotto ormeggiati. … Ohhhhhhhhhhhhh, … mi stai … ohhhhhhh, uno spruzzo, … noooo, … sìììììììì, … bevi, … ohhhhhhhh, … ancora, … ohhhh, … prendiiiiiiiii.
Ohhhhh, che atto prezioso, stupendo hai compiuto. Sei stato il primo a ricevere il mio sperma, a gustarlo e berlo, … a spalmartelo sul viso e tu, ammaliato … affascinato, guidando il mio pennello lo facevi sgorgare, spargere sugli occhi, sulle labbra. Stai così piccolo mio: quei liquidi sono preziosi, afrodisiaci, ti prendono l’anima. La tua bocca ne richiede ancora; la tua mente … la tua anima … devono essere asservite a lui.”
“Grazie Roberto per aver raccolto la mia dolce, innocente offerta; grazie per aver accettato di farmi proseguire sul sentiero che mi hai mostrato. Da me escono parole di affetto per te. … Ti voglio bene. … Prendimi, … voglio essere tuo. Bramo di stare con te come in quelle foto in cui un membro maschile penetra un sederino come il mio; … anche il mio si dilaterà, perché lo voglio. Ohhhhhh … Roberto!”
“Sì, … lo avrai, ma ora riposiamoci un po’. … voltati, … su vieni, … fatti guardare negli occhi.”
“Sto bene con il tuo biberon in bocca. Devo apprendere a suggere e quando per sussulti o tremori lui tenderà a staccarsi, io lo aspirerò come i bambini per non perdere la tettarella; e, poi, lui sarà veloce a riprendere lo stato adatto a penetrarmi.”

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