La mia prima volta

Scritto da , il 2021-08-23, genere prime esperienze

Sono in palestra. Di solito non ci vado mai di sera, ma oggi non ho potuto fare diversamente. Ne avevo proprio un gran bisogno, un bisogno fisico.
Mi sono attardato parlando con Leo, il personal trainer.
La palestra chiude alle 22,00 e sono già le 21,15. Decido di andare a farmi la doccia. Siamo rimasti solo in tre, io, Mario e, appunto, Leonardo.
Mario è un omone alto, sulla quarantina o poco più, robusto, deciso, ed anche un po’ rozzo. Abbiamo chiacchierato diverse volte, lui è di origini meridionali, so che è sposato, che fa il rappresentante e che ha un fuoristrada nero. Parla solo di donne e di calcio.
Noto che anche lui si dirige verso gli spogliatoi, mentre Leo comincia le operazioni di chiusura.
Con Mario ci ritroviamo nella sala docce. Questi luoghi in comune mi hanno sempre imbarazzato, ci si ritrova nudi a poca distanza uno dall’altro. A volte ci si sfiora, ci si tocca quasi, tanto le docce sono vicine.
Non è il caso di questa sera, perché di docce ce ne sono 9 e noi siamo solo in due. Ma vedo che Mario mi si posiziona abbastanza vicino, e al momento penso che poteva mettersi più in là, perché ci siamo solo noi, ma non ci faccio caso più di tanto. Però faccio caso al suo uccello, vedo che è più grosso del solito. Sarà eccitato?
Mi piace fare la doccia dopo l’allenamento, farmi scorrere l’acqua addosso dopo la fatica e il sudore... mi rilassa.
È proprio nel momento che sono più rilassato, con gli occhi chiusi, e l’acqua che scorre sul viso, che succede.
Mi sento afferrare le natiche con una manona e percepisco un dito che decisamente spinge sul buco per entrare.
Sorpreso faccio un balzo in avanti, ma Mario non mi molla. In un attimo mi ritrovo attaccato al muro, con la manona sempre là, e il dito che ormai si è fatto strada.
L’unica cosa che riesco a dire è: “Lasciami...noooo...”
Ma lui se ne frega altamente delle mie proteste, anzi comincia a fare avanti ed indietro con il ditone, e con l’altra mano mi tiene spinto contro il muro.
“Ti piace farti ravanare il culo... vero frocetto?”
Io: “No...no... lasciami.”
Lui: “Invece di guardarlo soltanto... che ne dici anche di prenderlo?”
Mi dibatto, ma inutilmente, mi tiene stretto contro il muro. Con la coda dell’occhio vedo che ha il cazzo durissimo, non vorrà mica.... improvvisamente, velocissimo, tira fuori il dito, punta l’uccello, e con un colpo secco entra. Io mi inarco: “Ahhaaaaaaa...”
Lo sento avanzare distintamente, cm dopo cm, ad un certo punto si ferma qualche secondo, per poi spingerlo tutto dentro.
Ce l’ho nel culo, ho un cazzo nel culo. Per la prima volta. Ed è successo tutto in pochi secondi. Non sto capendo più niente, mi sento impalato, aperto in due, e brucia da matti.
Resta fermo qualche secondo, quindi comincia a pomparmi. Mi tiene stretto dalla vita, e mi pompa. Sento la cappella fare avanti e indietro dentro di me, una sensazione strana. Il dolore non è fortissimo, si sente ma è sopportabile.
Non è che il mio buchetto fosse proprio stretto, in passato, in periodi diversi, mi sono ficcato di tutto nel culo: carote, zucchine, cetrioli... di tanto in tanto mi veniva il voglino e quindi... ma un cazzo vero mai.
Mario mi solleva da terra e ci spostiamo verso la finestra, sempre con il cazzo ben piantato nel culo. C’è una specie di davanzale abbastanza ampio, ed è lì che mi poggia con la vita, e mi spinge il busto in avanti, in modo che mi ritrovo quasi alla pecora, sollevato da terra, con le gambe penzoloni. Lui così è più comodo e riprende a pompare.
Non so cosa fare o dire, o pensare, subisco e basta. In qualche modo cerco di mettermi in una posizione più comoda, poggio le braccia sul piano del davanzale e riesco con le dita dei piedi a toccare terra, anche se questo mi fa aprire ulteriormente le gambe, e lui: “E bava la zoccola.”
Continua a pomparmi: “Tho, tho, prendi questo...” Sono in sua balia, nelle sue mani, mi sono arreso, spero solo che finisca presto, ma non posso dire che il trattamento mi stia lasciando indifferente. Non è esattamente piacere, ma qualcosa di simile, e qualche gemito mi scappa, che non passa inosservato. Finalmente mi sento inondare lo sfintere, percepisco ogni singolo schizzo, mentre Mario grugnisce continuando a fare avanti e indietro, poi pian piano rallenta, fino a fermarsi del tutto. Ma non esce subito. Sento il suo uccello dentro gradualmente sgonfiarsi per poi scivolare fuori. Un rivolo di sperma fuoriesce dal buco e mi cola lungo la gamba destra fino a terra.
Lui torna un attimo sotto la doccia, insapona l’attrezzo, risciacqua e si allontana.
Io sono ancora stordito, ancora piegato sul davanzale... decido di darmi una mossa, e mi infilo sotto la doccia, la sborra continua a colarmi dal buco. È tardissimo.
Quando esco dalla palestra Mario ormai è andato via. Il parcheggio è vuoto, c’è solo la mia macchina. Ho il culo dolorante e le mutande umide di sperma. Ne ho ancora dentro, lo percepisco.
Continua.

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