Confessioni segrete tra padre e figlia

Scritto da , il 2021-03-09, genere incesti

Vi racconto un’ulteriore pagina della mia vita, di quello che mi rende ciò che sono. Abbiamo tutti dei segreti, delle parti di noi che vogliamo nascondere spesso per paura, o banalmente per pudore. Io da quando ho ricordi, da quando ero una bambina, faccio fatica a nascondere le mie pulsioni. Ricordo che quando facevo la terza media mi ruppi la gamba e fui costretta a rimanere a casa a letto. Non potevo muovermi e mia madre mi aiutava a far tutto. Non riuscivo però a non masturbarmi costantemente, era quello che facevo in pratica tutto il giorno. Il problema era che il mio letto era nella stanza comune - proprio perché avevo bisogno di assistenza. A me però non importava, mi masturbavo lo stesso e spesso capitava di essere beccata con le mani nelle mutandine dal mio papà. Ma la pagina che voglio raccontarvi adesso capitò anni più tardi, quando facevo l’università. Avevo scoperto da un bel pezzo cosa fosse il sesso - ho perso la verginità a 14 anni, ma di questo vi parlerò un’altra volta - insomma, facevo l’università ed ero in splendida forma. Per farvi capire: sono alta un metro e settanta, ho una quarta abbondante di seno e delle areole belle grandi, il mio ex mi chiamava “mennona”. Ho un culo bello rotondo, labbra carnose, occhi nocciola con sfumature verdi e un caschetto nero. Ma sopratutto quello che più incatena gli uomini a me è l’odore della mia figa. Mi hanno sempre detto tutti che ho un’odore buonissimo e sensuale, che crea dipedenza. Ritornando al discorso, un giorno andai a trovare i miei genitori, facendo una sorpresa. Quando arrivai trovai le luci spente e sentii provenire dei gemiti dalla mia stanza, allora entrai… dentro trovai mio padre che si stava sbattendo a pecora la migliore amica di mia madre. Ebbi per un attimo uno stato di schock dato più che altro dal fatto che mio padre aveva una verga enorme e non riuscivo a levargli gli occhi da lì. Rimasi immobile e anche mio padre, con l’uccello ancora dentro Barbara (l’amica di mia madre). Io scappai senza dire nulla, andai a sedermi nella casetta in giardino, quella che usavo da bambina. Mio padre mezzo’ora più tardi mi raggiunse, sapeva che nei momenti di crisi mi mettevo sempre lì. Dopo l’imbarazzo iniziale mi confessò una cosa, mi disse: “Devi capire che io ho un problema: ho una dipendenza dal sesso. Non riesco a controllarmi e ho continuamente bisogno di scopare. La mia vita è così.”
Io allora lo guardai e gli confessai quello che sto per confessare a voi: sono ninfomane. Quindi avevo ripreso geneticamente da mio padre (e probabile anche da mia madre). Dissi a mio padre che lo capivo e che credevo di avere lo stesso problema, gli chiesi come uscirne. Lui mi disse che ormai, dopo anni, aveva capito che l’unico modo era placare l’organo per stare più sereni.
Ci guardavamo negli occhi mentre parlavamo, sentivo che lui tremava un po’, ma soprattutto riuscivo a vedere il suo cazzo sempre più gonfio. Non riuscivo a non fissarlo e non riuscivo a dissimulare. Allora lui mi disse: “che c’è? Vuoi toccarlo? Lo guardi come se fosse un mostro. E’ solo un cazzo, ed è bello grosso. E’ il cazzo di tuo padre amore, quello che ti ha generata. Non dei averne paura. Se vuoi puoi toccarlo.” Io ero come ipnotizzata da quel grosso cazzo eretto, non avevo mai visto nei miei coetanei un cazzo così, allora allungai la mano e lo tastai. Era durissimo. Gli slacciai la cinta e cominciai a segarlo, e lui così allungò il braccio e infilò le sue mani nelle mie mutande che si erano già bagnate da un bel po’, e disse “Ecco, l’amore di papà. Sei bellissima. La tua figa è stupenda quanto te. Merda. E’ troppo bella” e ansimava, era così eccitato che mi strappò letteralmente di dosso il pantalone e iniziò a leccarmi la figa. Mentre la leccava emetteva gemiti di piacere: “Non ho mai assaggiato una figa così dolce e buona. Sapendolo l’avrei fatto prima amore mio”. Io ero fuori di testa dal piacere… l’unica cosa che desideravo adesso era succhiare quel magnifico uccello e poi essere trapanata lì, in quella casetta, nel giardino di casa nostra.

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