Slave CAP. 2

Scritto da , il 2020-10-02, genere bondage

-Motivazioni-

Prima di raccontarvi della mia vita da schiava voglio raccontarvi chi è Samanta.
Ho 32 anni, la mia vita è sempre stata sacrificante, mio padre vecchio bastardo di famiglia circense è stato sempre una persona violenta, prima con mia madre e poi con me.
Voleva farmi diventare una stella del circo, e ogni volta che sbagliavo qualcosa la punizione era d’obbligo, le sue origini nomadi non badavano alla moralità, picchiare la sua unica figlia era quasi un obbligo, ho così imparato a sopportare le frustate e ho imparato ad amarle.
Mamma al contrario era una persona molto premurosa ed affettuosa ma purtroppo è scomparsa presto, avevo 16 anni quando un brutto male l’ha portata via.
Fino all’età di 29 anni ho fatto parte del circo poi la morte di mio padre e la crisi hanno fatto sì che lasciassi la vita nomade, ho presto trovato lavoro in un grande magazzino come commessa, ovviamente agevolata dal mio bel corpo.
Se all’inizio mi sentivo finalmente libera ho scoperto che quello che mi mancava erano le infinite punizioni, ho faticato per capire che ero destinata ad essere una schiava.
Le prime esperienze pessime..ho trovato solo vecchi porci che volevano scopare.
Quasi per caso trovai un inserzione su un sito, una coppia cercava una schiava, fin dal primo appuntamento la sintonia è stata massima, Giulio e Matilde sono marito e moglie, hanno rispettivamente 56 e 54 anni certamente non di bell’aspetto ma con idee molto chiare.
Giulio fa parte della vecchia aristocrazia, le finanze economiche non gli mancano, potrebbero permettersi il lusso di non lavorare più e condurre comunque una vita agiata, nonostante i soldi non sono mai riusciti ad avere figli e non hanno parenti, a detta di Matilde non hanno nemmeno amici e questo gli fa molto piacere, considerano sempre chi gli sta vicino una “sanguisuga” pronta ad approfittare del loro denaro.
Con il tempo i nostri incontri e le sessioni sono diventate sempre più frequenti, ho imparato grazie a Giulio e Matilde che non esistono solo le punizioni ma anche le sottomissioni..il primo incontro è stato forse anche il più emozionante, dopo esserci conosciuti ed aver cenato insieme m’hanno invitato a casa loro (una splendida villa rinascimentale) dove m’hanno fatto semplicemente dormire nuda all’interno di una gabbia ai piedi del loro letto…la cosa assurda fu che nonostante non m’abbiano punito mi sentivo umiliata ed eccitata.
Dal primo incontro ad oggi è passato un anno, sono sempre stata la loro schiava part-time e nonostante erano in diritto di usarmi sessualmente non l’hanno mai fatto, per loro sono semplicemente una schiava.

Vi racconto come siamo arrivati al contratto.
La crisi economica è una brutta bestia, il negozio per cui lavoravo ha chiuso e dopo un periodo di cassa integrazione mi sono trovata costretta a trovare altro, l’unico lavoro disponibile nell’immediato era presso un supermercato che si trovava lontano da casa dei miei padroni, dopo circa 3 mesi i nostri incontri divennero più sporadici per mancanza di tempo.
Una sera dopo una lunga sessione Matilde mi dice:
Matilde - ci vediamo così poco..ci piacerebbe averti qui sempre
Samanta - Mia signora piacerebbe anche a me, però devo pagare l’affitto e le bollette non posso permettermi di chiedere ferie e non posso perdere questo lavoro
Giulio - Beh, abbiamo pensato a lungo alla tua situazione e vorremmo proporti una cosa…lascia il tuo lavoro e la tua casa, ti facciamo un contratto come cameriera, avrai uno stipendio regolare di €1500,00 in più non avrai spese vivrai qui e sarai la nostra schiava h24/365giorni, che ne dici? Vuoi del tempo per pensarci?
Resto senza parole, però è un occasione unica e accetto immediatamente, c’accordiamo per la settimana successiva, avrei trasferito tutte le mie cose da loro.

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