Storie di uno stupratore professionista – Jennifer 2

Scritto da , il 2019-11-05, genere dominazione


ATTENZIONE : QUESTO RACCONTO CONTIENE SCENE, DESCRIZIONI E RIFERIMENTI VIOLENTI. GLI EVENTI RAPPRESENTATI SONO RIGOROSAMENTE DI FANTASIA E NON RIFERITI AD EPISODI REALMENTE AVVENUTI PER CUI QUALUNQUE SOMIGLIANZA A PERSONE OD A FATTI VERIFICATISI NELLA REALTA' E' NON VOLUTA E PURAMENTE CASUALE. CHI SCRIVE NON INTENDE TURBARE NESSUNO E, PERTANTO, INVITA CHIUNQUE POSSA ESSERE IMPRESSIONABILE O SIA CONTRARIO A RACCONTI VIOLENTI DI NON PROSEGUIRE NELLA LETTURA. IL SADISMO ESPRESSO DA ALCUNI PERSONAGGI DELLA STORIA COSI' COME I LORO COMPORTAMENTI ABERRANTI NON SONO CONDONATI DA CHI SCRIVE E NON CORRISPONDONO AI SUOI GUSTI OD ALLE SUE TENDENZE. 

Jennifer era una donna che, per quanto fosse professionale, con la stessa cura con cui si vestiva, con la stessa freddezza con cui agiva, non poteva fare a meno di essere sexy, non poteva fare a meno di attirare la attenzione degli uomini che la circondavano. Ammiravo la forza e l'abilità di questa donna, e volevo mettermi alla prova contro di lei, per vedere fino a dove avrei dovuto andare per romperla.

Alla fine delle due settimane di sorveglianza, avevo deciso il mio piano di attacco. Un venerdì mentre era al lavoro parcheggiai la mia auto a pochi isolati dal suo complesso di appartamenti e presi il trasporto pubblico verso il suo ufficio, assicurandomi di arrivare un pò prima di quando sapevo che se ne sarebbe andata dall’ufficio. Mentre usciva dallo studio a passo spedito attraversai il parcheggio assicurandomi di passare vicino alla sua auto all'incirca nello stesso istante in cui ci sarebbe stata lei, quando si accorse di quanto fossi vicino era già troppo tardi, allungai una mano e premetti un pungolo elettrico contro la sua pancia e la presi al volo mentre perdeva il controllo dei suoi muscoli.

Presi rapidamente le chiavi da terra e aprii il bagagliaio della sua macchina, caricandola come un pezzo di bagaglio nella sua auto. Mi fermai per un secondo e mi guardai intorno, assicurandomi che non essere stato visto, e presi un siringa e, con molta attenzione, somministrai solo la quantità di Pentothal che pensavo la tenesse tranquilla per circa trenta-quaranta minuti. Chiusi il bagagliaio, salii in macchina e guidai verso la nostra destinazione, dove avrei picchiato, stuprato e umiliato questa giovane donna forte e troppo sicura di sé.

Una BMW serie 3, un auto dalla guida meravigliosa, fui a destinazione nel giro di venti minuti, portando l'auto nel magazzino abbandonato che avevo scelto e portando rapidamente la mia vittima dal bagagliaio in una stanza che avevo preparato appositamente per il nostro incontro : una stanza grande, di circa 12 metri per 9 di cui avevo coperto il pavimento di cemento con materassini da ginnastica. Aveva due porte, una delle quali portava all'esterno, e che avevo chiuso a chiave; l'altra porta conduceva direttamente nello spazio del magazzino. Le finestre lungo due muri che una volta avevano permesso una vista libera del magazzino erano state oscurate. Avevo dovuto introdurre un piccolo generatore e avevo appeso le luci al soffitto per illuminare lo spazio assieme a quattro telecamere grandangolari ad alta definizione in modo da riprendere tutto a 360° e con il massimo dettaglio, come da richiesta della committente. L'arredamento era completato da un cavalletto sul tipo di quelli che si usano per la ginnastica a corpo libero che era stato abbandonato lì da chissa quanto tempo.

Appoggiai Jennifer alla parete più lontana dalla porta e la spogliai, lasciandole solo il reggiseno sportivo e le mutandine bianche, mentre era ancora sedata dal Pentothal le saggiai il culo con un dito... il mio dito indice faticò ad entrare, il canale era strettissimo certamente era ancora vergine di culo...glielo tastai a lungo infilando il dito sino alla radice e ruotandolo più volte ed uncinandole il canale mentre tiravo il dito verso di me pregustandone lo stupro poi con l'indice ed il medio appaiati le esplorai la vagina sino in fondo, sino a toccare il collo dell'utero...giocai un pò con il collo dell'utero poi allargai le dita a V con gran fatica ...benissimo era stretta anche lì sarebbe stato un gran piacere possederla, inoltre, pur nella incoscienza, con la perquisizione della fica iniziava a bagnarsi...estrassi dalla fica di Jennifer le dita bagnate dei suoi umori e la assaggiai...aveva un sapore squisito.

Presi altro tempo per ammirare il suo corpo, un ventre solido e piatto, cosce ben modellate forti, magre, muscolose, un bel culo sodo, e il seno piccolo e sodo una B scarsa, la mia taglia favorita. Mi spogliai fino alla cintura prima di infilare un paio di stivali con la punta d'acciaio, e sistemai una serie di giocattoli nel centro della stanza indossando poi il mio solito passamontagna; poi mi sedetti e attesi che lei riprendesse conoscenza.

Jennifer era il tipo di donna che poteva sempre gestire sé stessa. Era forte, fisicamente e mentalmente; non era mai stata veramente vittimizzata, e credeva profondamente che non lo sarebbe mai stata perché era forte. La prima lezione che stavo per insegnarle era che non era forte come pensava.

Quando iniziò a rinvenire mi alzai, assicurandomi di essere tra lei e la porta. All'inizio lei era intontita così sexy con i suoi lunghi capelli biondi ed addosso solo il reggiseno e le mutandine. Mi guardò stupefatta con gli occhi sfocati, potrei dire quando comprese di essere stata quasi spogliata dal modo in cui il suo corpo sembrava strattonare, e la sua testa scattare con gli occhi finalmente concentrati. I suoi occhi adesso erano fissi su di me, un uomo magro e muscoloso di media statura, che indossava solo un paio di calzoni, un paio di scarponi ed un passamontagna, in piedi tra lei e l'unica uscita. La vidi balzare in piedi, prendere il bastone di bambù e riscuotersi.

La lasciai lì per un minuto, lasciandola valutare : la stanza, i giocattoli, io. Lei alla vista oscillò ma presto si raddrizzo e mi sfidò : "Che diavolo sta succedendo? Chi sei?"

Solo un pò di paura trapelò tra le sue parole. Dovette sospettare che cosa la stava aspettando, ma credeva ancora in se stessa, nella sua forza. Sorrisi, assicurandomi che potesse vedere i miei denti, e risposi : "Ho intenzione di batterti, prima con i pugni e poi con questo bastone. Quando avrò finito ti stuprerò il culo, poi ho intenzione di sfondarti la fica e quando avrò finito di scoparti porterò un cane a chiavarti e, allora, sarai Tu a supplicarmi di scoparti e di essere inculata…è una promessa troia."

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