Il culo di Elisa 3. Il sab(b)at(h)o del villaggio

Scritto da , il 2021-07-25, genere comici

Il culo. Una delle poche occasioni in cui il borgo si rianimava era la sera della vigilia di Ognissanti. Chissà perché proprio per la festa di Halloween, inizialmente snobbata dai paesani come “un’americanata”, seguendo, più o meno consapevolmente, il giudizio tranciante dato ai tavolini del Caffè della Posta dall’allora più autorevole intellettuale del paese, il maestro (elementare, ma non sempre facile da decifrare) in pensione Ovidio Berselli. Due anni dopo, tristemente rinchiuso “il” Berselli in un ospizio di città perché ormai rincoglionito dalla demenza senile, i paesani avevano iniziato ad abbracciare con entusiasmo questa occasione di travestirsi come a carnevale, solo in maniera più lugubre, e soprattutto di far casino, ubriacarsi e palpare tette e culi senza dare troppo nell’occhio. Maurice aveva inizialmente tentato una timida reprimenda, durante l’omelia domenicale, di quella festa bollata come edonistica e pagana, sotto lo sguardo insieme divertito e impassibile del vecchio parroco. Poi aveva ceduto anche lui, affanculo il paganesimo e pure i giudizi del Berselli, che del resto lui non aveva mai conosciuto. Quell’anno la sera di Halloween cadeva di sabato, raddoppiando così le ragioni per far bisboccia. Per l’occasione, Elisa aveva optato per un abitino negro da megera sottile e attillato, complice il tempo clemente, da precoce estate indiana. Un cappello a cono, anch’esso nero, completava l’improbabile mise da fattucchiera. Il mio solo lettore avrà già capito che quell’abitino leggero metteva ancora più in risalto le forme di Elisa, e più di tutte, ça va sans dire avrebbe detto Maurice, il suo culo già leggendario. L’eroina nostra era già in piazza con le amiche, ad accettare con apparente noncuranza i molteplici inviti a ballare, a dispensare con disinvoltura sguardi placidi e assassini. Maurice quella sera aveva già il cazzo duro che premeva dietro i calzoni del clergyman, e quella volta aveva deciso di non placarlo col solito pippone, ma di esporsi così, con non poca spavalderia, al giudizio dei parrocchiani e soprattutto alle tentazioni del mondo…

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