Al mare con la vicina

Scritto da , il 2019-07-06, genere incesti

Avevo tredici anni
Mio padre faceva l’artigiano e siccome le cose andavano bene si faceva il capannone nuovo (altri tempi). Le complicazioni non finivano, dipendenti che se ne andavano ( ci volevano provare anche loro), clienti che volevano di più e subito ( quelli ci sono tuttora , anzi !!!), l’impresa edile … beh allora le imprese erano tutt’altra cosa e ci voleva un occhio anche al cantiere; mia madre l’aiutava come poteva ma io avevo bisogno di mare (chissà perché? tutti avevamo bisogno di mare!). la soluzione veniva da una vicina di casa molto amica : “Dammelo a me, mia iuta a badare ai miei che sono più piccoli!”. Così, un po’ mal volentieri me ne andai al mare con …. …… i nomi non li dico , e i suoi figli.
Eravamo tutti in una unica stanza e c’era un caldo porco, mica ci si copriva con un caldo così ma non capivo perché lei doveva andare in bagno ed usciva con una camicia da notte leggera, leggera, leggera che si vedeva tutto.
Tutto il giorno in un costume a due pezzi (di quelli castigati anni 60, per signore, le signorine si potevano permettere qualcosa di più) poi alla notte, nella canicola un “Garza”bianca su di un intimo altrettanto bianco. Nella penombra naturalmente, perché venivano le zanzare e oltre l’aria condizionata mancavano anche quei tanti prodotti antizanzare che ancor oggi contano poco , figurarsi allora. Non era mica bella, indifferente, nel volto nel fisico e nel portamento; la vedevo da sempre, ma nella penombra non l’avevo mai vista, non con quella “ Garza” addosso che alla luce non diceva proprio niente.
A tredici anni la fantasia lavora bene e la sessualità si sta imponendo : oh! diveniva duro in una maniera che così mai ! . Caldo, afa , qualche zanzara , e voglia di figa . A parte quella di mia sorella non ne avevo viste altre, anzi, mia sorella me la faceva vedere quasi per forza, in goffi “spogliarelli” di prova, per i quali non sapevo che cosa provare. Non sapevo come si chiamasse, ma provavo i primi approcci con l’erotismo.
La mano sapeva dove correre, ma la penombra non è buio e la civiltà impone remore . Ci si copre col lenzuolo , si solleva un ginocchio, e attento a non farlo ballonzolare: vai di Pugnette!!!
Le avevo già sperimentate bene, le pugnette, ma solo pensando a qualche amica che mica avevo lì, bambine, mica signore con prole; erano attività manuali pressoché fini a se stesse. Quella invece era un’atra cosa, una cosa molto simile a quanto provai, a 19 anni, entrando al “Tabarin” di Pigalle
La prima sera ero senza freni e non so !!! Ricordo solo che le altre sere anche lei teneva un ginocchio sollevato , e li lenzuolo a dispetto del caldo. Ricordo anche che quel lenzuolo ondeggiava . Ora non ho dubbi: ondeggiava coi ritmi necessari .Mi era di fronte e spesso il lenzuolo si sollevava un po,’scopriva le gambe tra le quali intravvedevo mutande nere quando invece ero sicuro fossero bianche , prima e dopo.
Di giorno proprio no capivo cosa avesse di tanto interessante, quella donna, la sera non sbagliavo una volta. E non sbagliava neanche lei. Facevamo le ore piccole, perché entrambi si aspettava che i suoi figli si addormentassero e poi “che ci do, che ci do”. Che ci do io , che ci do lei , ormai sfacciatamente perché abituandomi al buio vedevo la mano muoversi freneticamente, perché lo si capiva dagli sguardi del mattino.
Mi trattava con un riguardo esagerato, irritando anche i figli che (per fortuna solo di quello) se ne erano accorti. Si amavano tanto, quelli, che se non c’ero io il più grande affogava il piccolo tenendogli la testa sott’acqua, più volte. Ma per lei c’ero solo io. Una volta nel separarli mi feci male sbattendo gamba e coccige alla base in cemento dell’ombrellone, un po’sanguinavo: “ Vieni, andiamo a casa a disinfettarti”. Volevo andare dal bagnino perché il coccige quando fa male, fa male! “No vieni è vicino”; di separare i figli assegnandoli a diversi vicini di ombrellone ci dovetti pensare io e i commenti si percepivano bene. Macchè!
Arrivati a casa mi fece togliere il costume, imbarazzatissimo, mi disinfettò con l’alcool (allora si usava solo quello) a mi fece girare per controllare il coccige. Cosa stava succedendo ? niente per un tempo esagerato. Mi sentivo osservato, infatti mi stava osservando, ma avvertivo anche una grande titubanza, chiedendo spiegazioni la risposta erano pressoché monosillabi , due tocchi scoordinati poi ancora osservato spudoratamente. Di fronte uno specchio mi rivelava che non era il coccige il centro dell’attenzione. Scoperta mi lascia andare un morso nel culo: leggero e goliardico, poi mi gira e dice “adesso ti faccio passare tutti i mali“ .
“Non dirlo in giro però” diceva ciucciandolo ”dev’essere un segreto tra noi” .
Cavolo se contava !!!!!!!!!!!!!!!!!!! Il coccige mi ha fatto male per anni ma in quei momenti no, basta pensare che non sentivo male neanche quando mi venne sopra, e mi “saltava” sopra. E come saltava?
Per qualche giorno piazzava i figli a qualcuno e ci si appartava, non dico gli sguardi dei vicini, che percepivo strani e non di più (neanche sapevo cosa fosse la malizia) Qualche domanda tendenziosa dalla quale sapevo glissare, qualche sbotto incontrollato, d’altronde si mangiava il gelato in due con lo stesso cucchiaino e i figli no, qualche parola ancora sconosciuta : forse circuizione? Incesto ? stupro? Sguardi scandalizzati . Magari l’avevano presa per una poco di buono , anche il bagnino faceva avance e fui invitato con uno sguardo a metterlo al suo posto . Ero il suo uomo e parevano tutti preoccupati per me mentre io mi sentivo al settimo celo.
Purtroppo arrivò il marito . Non esistevo più. Pochi giorni poi si rientrava dalle vacanze.
Finalmente! parevano dire gli sguardi degli impiccioni; i figli stavano col papà senza litigare, marito e moglie come sempre d’accordo ed io isolatissimo e triste.
Forse lo notò anche lei che comunque era perfetta, perfettamente secondo la parte. Poche ore prima di rientrare mi invitò a fare il bagno con lei , ci spingemmo piuttosto al largo e quando fummo in là mi mise la lingua in bocca dicendo : “Bravo, sei stato bravo, e se continui così ci possiamo trovare anche a casa” poi mi prende la mano e me la porta là, bagnata per forza ma larga-larga, mi prende il coso e se lo mette dentro . IL PARADISO
A tredici anni sapevo cos’era il sesso , quello vero, con una donna di 25 anni in più, pazza di me, L’avevo anche trombata in acqua mentre il marito ci guardava dalla spiaggia e ci si salutava. Scoppiammo a ridere e ci preparammo per un magnifico rientro. Non l’ho mai detto a nessuno e gli unici a capire sono rimasti in spiaggia. A casa tutto perfetto, ogni tanto sparivo, ma credevano andassi a ragazzine .
Non mia sorella: alla quale non ho mai detto niente ma forse sapendo della mia attitudine alla segretezza poteva immaginare, intuire da piccolissimi segnali, sguardi, occhiate; sta di fatto che da allora non se l’è mai potuta compatire, Quella. IO INVECE LE SONO ANCORA GRATO ANCHE ADESSO CHE NON C’È PIÙ


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