L’impossibile accade-cap. 2

Scritto da , il 2018-06-18, genere incesti

Grazia interpretava Francesca da due ore abbondanti; turno dalle 9 alle 14, il suo preferito: marito al lavoro, figli all’università. Guardava distrattamente la televisione tra una telefonata e l’altra, a volte pochi minuti... altre volte anche delle mezz’ore. Le veniva da ridere pensando alle pubblicità delle linee erotiche su internet: niente fisico mozzafiato di giovani ventenni che attendono in lingerie sexy i maschi arrapati, niente masturbazioni furiose dall’altro capo del filo, solo una donna annoiata che finge di interessarsi all’erotismo fai da te di un uomo qualunque, assecondando perversioni e fantasie. Tutto entrava da un orecchio per uscire dall’altro... si trattava spesso di qualche minuto e poco più, il tempo di permettere al segaiolo di turno di concentrare in poco tempo tutta la sua eccitazione, accompagnandolo alla sborrata. Senza esser troppo sbrigativa ma neanche troppo lenta: l’uomo doveva godere ma senza pagare troppo, solo così avrebbe richiamato, magari cercando proprio lei. Dopo gli inizi titubanti e un po’ imbarazzati, ora era una vera professionista. Rispondeva presentandosi con il nome d’arte e attendeva che l’uomo manifestasse che piega avrebbe dovuto prendere la conversazione. Una volta recitato il copione delle sue splendide fattezze inventate aspettava di capire che tipo c’era dall’altra parte: alcuni volevano fare giochi di ruolo ( professoressa, infermiera, segretaria...), altri andavano dritto al sodo insultandola e lei li invitava ancor di più -“si, dimmi ancora che sono la tua troia” oppure “ chiamami puttana quando mi scopi”... - quella mattina aveva già portato ad ebollizione tre segaioli che le avevano chiesto alternativamente di mettersi in figa un dildo enorme ( il primo ) di incitarlo dicendogli “segaiolo bastardo” e “sborra porco” ( il secondo ) e di raccontare della sua ultima orgia con quattro uomini ( il terzo ). Quando aveva deciso di farsi un caffè, ecco la quarta chiamata. Un sorso d’acqua appena e apre la comunicazione in cuffia “ciao, io sono Francesca, e tu?”. Niente, silenzio e un fruscio di fondo. “Pronto, amore mi senti?” Ancora nulla ma lo sente sospirare... il tipo si sta già segando si certo, le viene da pensare. “Amore, come ti chiami? Giochiamo insieme o vuoi fare tutto da solo?”. Il timidone si scuote: “ciao, come sei fatta?”
Mentre risponde alla più consueta e banale delle domande innesta il pilota automatico e disegna nella mente del porco la solita immagine da milf strafiga che attendeva le chiamate con le autoreggenti e la micia già sgocciolante di umori. Dall’altro capo del telefono sente già aumentare la profondità del respiro... vuole tenerlo ancora un po’... dalla voce pare molto giovane. Il ragazzo rompe il silenzio e allo stesso tempo le squarcia il cuore in petto: “mi chiamo Loris, non ce la faccio più... aiutami a sborrare”. Il cuore inizia a martellare forte nel petto, una sensazione di panico le attraversa il cervello. Nel mentre il ragazzo le dice di infilarsi due dita in figa e con il terzo di giocare all’entrata del suo culo....
Grazia/Francesca in modalità “pilota automatico” risponde di averli già tutti dentro... ma non riesce a pensare ad altro che al fatto che ne è certa, certissima: dall’alfra parte del filo c’è suo figlio.
Si sega come un forsennato ed esplode in un urlo liberatorio “ vengo puttana, vengo”
Loris chiude la comunicazione senza neanche salutarla, Grazia strappa quasi le cuffiette microfonate dalla testa... si versa da bere, esce sul balcone e si accende una sigaretta a fatica, le mani tremanti. Nella mente un solo pensiero: suo figlio ha appena sborrato chiamandola puttana!

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