Ho beccato i miei

Scritto da , il 2021-06-08, genere bisex

Tutto è iniziato durante la mia adolescenza. Pervaso dagli ormoni in circolo, mi bastava poco per eccitarmi e se a questo si aggiunge il mio essere attratto sia dalle ragazze che dai ragazzi, il gioco è fatto. Ma una situazione in particolare mi eccitava da morire: sentire i miei scopare. Non era difficile beccarli. Bastava aspettare svegli fino a tarda serata e, se chiudevano la porta della camera da letto, il motivo era uno solo. Allora, evitando di farmi sentire, mi avvicinavo e appoggiavo l’orecchio alla porta. I rumori erano sempre chiari e potevo immaginare tutto. Me li immaginavo nudi, mio padre a gambe aperte con il suo bel cazzo in tiro in mano a mia madre che ci giocava con la lingua. Lo sentivo spesso ansimare e dire frasi tipo “Dai, leccami le palle!.... ah sì! Dai amore, prendilo in gola! Ahhh sì cazzo, come spompini bene”. Poi la musica cambiava. Probabilmente ora era lei a gambe aperte e lui con la faccia in mezzo alle sue gambe. “Dai amore, leccami la figa… aaaahhhh… senti com’è calda e bagnata…mhhh si amore continua….”. La sentivo gemere, più piano rispetto a mio padre, forse per paura di farsi sentire. A lui non interessava, si vantava sempre di essere bravo a letto e qualcosa mi diceva che lo eccitava farsi ammirare mentre scopava. Poi in genere seguiva un concerto di porcate. “Ti piace prenderlo a pecora!” “ah sì! Dai, aprimi bene la figa” “Te la spacco la figa con questo cazzone” “dai amore, fammi impazzire come sai fare tu…. Ah sì, così dai… ahhh” “Quanto godo a vederti così”. Una sinfonia che durava un po’ fino a quando un “dai, apri la bocca” o un “cazzo, bevi troia la sborra del tuo uomo” chiudeva il tutto in modo sublime. A questo punto, col cazzo gonfio nelle mutande, non mi restava che tornarmene in camera e spararmi qualche sega. Un paio di volte a settimana il divertimento era assicurato. Fino a quando le cose cambiarono.
Una sera mi svegliai per un lieve mal di stomaco così andai in bagno. Sovra pensiero, ormai ero abituato così, feci piano. Arrivato davanti alla camera dei miei notai la porta socchiusa con un lieve luce accesa. Subito non ci feci caso e continuai verso il bagno, se non che un gemito attirò la mia attenzione. Dovevo scegliere: andare in bagno o dare un’occhiata? Ovviamente, diedi un’occhiata. Tutte le mie fantasie si stavano mostrando davanti a me. Mio padre, un uomo alto e ben piazzato grazie ad anni di palestra, stava in ginocchio con la faccia immersa tra le gambe di mia madre, donna un po’ in carne ma con grandi tette e un bel culo sodo, con la lingua che girava attorno alla sua figa mentre con una mano le palpava avidamente le tette. Poi si alzò e con il cazzo dritto, credo almeno una ventina di centimetri in tiro, le sussurrò qualcosa; lei si girò e, stando a pecora con il culo dalla mia parte, iniziò a prenderlo in bocca mentre lui con la mano le dava il ritmo spingendole la testa. Non potevo crederci. Non pensavo più al mal di pancia, ma al cazzo in tiro che mi ritrovavo tra le gambe. Ad un certo punto la lasciò e si diresse verso di me. Feci per andarmene, ma qualche osso scrocchiò e sentii mia madre chiedere cosa fosse stato. Raggelai. “Il mio ginocchio, tranquilla che l’altro dorme” rispose mio padre. Poi si piazzò dietro di lei dandomi sempre la schiena e, dopo aver dato una leccata da dietro, glielo fece entrare in un paio di colpi per poi iniziare a scoparla con ritmo sempre crescente. Ansimavano, ma quasi sussurrando per non farsi sentire. Riuscii a capire solo una cosa “dai amore, fammi godere”. A quelle parole mio padre si leccò il dito e, per quanto posso immaginare, glielo mise nel culo. Lei sussultò per poi ansimare sempre più forte, cercando di trattenersi. Quindi è così che la faceva godere tutte le volte! Poi cambiarono. Lui sotto e lei sopra, dandomi la schiena. Potevo vedere il cazzo di mio padre sparire tra le gambe di mia madre, fino a quando, vicino all’orgasmo, si alzò sul letto e senza dire nulla le riempì la bocca di sborra e poi, come se nulla fosse, iniziò a baciarla avidamente. Non resistetti e imbrattai i boxer di sborra. Quella scena mi eccitava da morire, ma non potevo restare, così me ne tornai a letto più piano possibile. Non potendo dormire con i boxer così conciati, li cambiai e buttai a terra quelli sporchi.
Quello che successe poi mi eccitò ancora di più. Cercavo di dormire, anche se era difficile data l’erezione che non accennava a scendere, quando vidi un’ombra entrare in camera. Non fu difficile capire che si trattava di mio padre. Sì avvicinò, forse per capire se stessi effettivamente dormendo, così chiusi gli occhi e finsi di dormire profondamente. Fece per andarsene ma poi si fermò. Incuriosito aprii gli occhi piano e lo vidi con qualcosa in mano, ma non capivo cosa. Cazzo! Erano i miei boxer. Li tastò con le mani, li avvicinò al naso e poi… li leccò. Si voltò verso di me, io chiusi gli occhi con il cuore che pulsava a mille il sangue al mio cazzo visibilmente in tiro e sentii chiaro il suo commento, se pur sussurrasse “Mh… quindi avevo ragione” accennò ad una risatina. “Spero ti sia piaciuto lo spettacolo”. Buttò a terra i boxer e se ne andò. Quindi lo sapeva! Mi aveva sentito, ma mi aveva coperto così che potessi gustarmi lo spettacolo. Che abbia fatto apposta a tenere mia madre sempre di spalle rispetto a dov’ero per evitare che mi vedesse? Mi aveva forse anche visto? Avevo ragione! Gode nel farsi ammirare da altri. Inutile dire che quella notte non chiusi quasi occhio, fui troppo impegnato a farmi una sega dopo l’altra finendo per svuotarmi completamente le palle. La brutta notizia è che non riuscii più a godermi scene del genere, se non qualche pompino veloce la mattina presto, ma molto di rado. La bella notizia è che avrei vissuto di meglio...

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