Schiavizzato dal suo capo - prima parte

Scritto da , il 2021-05-28, genere dominazione



Gianni era un bel giovane di trent’anni, prestante e di bella presenza. Gran lavoratore svolgeva funzioni di dirigenza in una grande multinazionale. IL suo capo era un sessantenne di bell’aspetto, che si teneva in gran forma, e aveva di lui molta considerazione. Gianni era etero, così il suo capo, ma aveva sempre avuto una passione segreta, il feticismo dei piedi, che ovviamente da etero si indirizzava ai piedi femminili. qualche volta aveva avuto modo di esercitarlo, aveva spesso molte ragazze che cambiava spesso, era uno spirito libero che cercava avventure. Negli ultimi tempi questi feticismo si era sempre più confuso con un desiderio ardente di umiliazione e sottomissione, che non coincideva mai con quello delle donne, che amavano farsi massaggiare e baciare i piedi ma non erano mai dominatrici. Almeno lui non ne aveva mai incontrate. Si accorse così di provare una grande attrazione anche per i piedi maschili, associando questa attrazione con un autentico e profondo desiderio di sottomissione: in che modo può esprimersi davvero il desiderio di sottomissione se non nei confronti di un altro uomo? non centra più il sesso, è solo autentica umiliazione. Ma naturalmente non voleva ammetterlo. Non poteva accettare di arrivare così in basso e gli faceva anche schifo l’idea di baciare e leccare i piedi di un altro uomo.
Poi avvenne l’impensabile. Una mattina il suo capo lo chiamò in ufficio. Non lo sapeva, ma si era accorto delle occhiate che Gianni lanciava spesso alle sue eleganti scarpe di cuoio e ai calzini che ne spuntavano. “Ciao gianni” gli disse. “Oggi ho una importante riunione con alcuni clienti stranieri ma mi sono accorto di non essere molto elegante”. “Come dite signor Bratti, voi lo siete sempre e anche oggi”. Bravi sorrise. “Sei sicuro? Guarda qui” Gli indicò la scarpa destra, dove c’era una macchia bianca, come la cacca di un piccione. “Vedi? Ho una scarpa sporca, non ho tempo di andare a casa a cambiarla.”. Gianni notò la macchia. “Me la puliresti per bene?” disse Bratti con un sorriso malizioso. Gianni avvampò nel viso, cosa aveva detto? Non era possibile. “Dai, fai un bel servizio al tuo boss, ti ricompenserò come sempre, magari un bell’aumento e uno scatto in carriera”. Sempre più rosso, Gianni sapeva che dire di no gli sarebbe costato un passo indietro in carriera. Si inginocchiò. Tirò fuori un fazzoletto di tasca e stava per mettersi a pulire. “No!” dice bruscamente il colpo dando un calcio alla mano. “Con la lingua…” sussurrò. Gianni non poteva crederci ma notò che il suo cazzo si stava indurendo per l’eccitazione. Esitando, avvicinandosi piano piano alla scarpa, abbassò la testa fino a sfiorarla. Essere quasi a contatto con i piedi del suo capo lo eccitò come credeva non sarebbe mai successo. Cominciò a leccare. Lo schifo della cacca di piccione lo travolse, ma subentrò una eccitazione indomabile. Dopo le prime esitanti leccate, si diede a leccare sempre più forte, ingoiando la cacca. Non si fermò. Continuò a leccare tuta la scarpa abbondantemente, lucidandola con la sua saliva. “Bravo cagnolino vedo che ti piace.. non mi sbagliavo sul tuo conto. Anche l’altra adesso”. Gli mise davanti alla bocca la scarpa sinistra che Gianni leccò abbondantemente anch’essa. Il boss rise fortemente. “Vedo che ti piace davvero. E’ tanto tempo che non ho un cane leccapiedi sai? Voglio che tu prenda questo ruolo, non osare dirmi di no o ti licenzio!”. Gianni ormai era fuori di sé: “No padrone, non oserò mai, fate di me quello che volete”. Non si rendeva conto come aveva potuto dire queste parole. Ma capì che la sua vita era sul punto di cambiare per sempre.

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